Dal 1° luglio 2026 comprare piccoli prodotti direttamente da Paesi extra-UE non funziona più esattamente come prima. Il nuovo dazio da 3 euro ha eliminato la vecchia franchigia doganale sotto i 150 euro. Poche settimane dopo sono arrivati i primi segnali di cambiamento negli acquisti su Temu, Shein e AliExpress.
La domanda è inevitabile: il nuovo dazio sta davvero facendo diminuire gli acquisti sulle grandi piattaforme low cost? I primi dati dicono che qualcosa si è mosso, ma bisogna leggerli con attenzione. Il famoso “Temu -50%” non significa che Temu abbia perso metà delle vendite europee, né che il suo fatturato sia crollato del 50%.
Il dato riguarda un campione francese e un periodo molto breve. Tuttavia, insieme all’aumento del valore medio degli ordini, suggerisce che il comportamento d’acquisto possa essere cambiato. Un costo doganale fisso per categoria incide proporzionalmente di più sui prodotti molto economici. Nello stesso periodo, Joko rileva infatti un valore medio del carrello più alto su Temu e AliExpress.
Indice dell’articolo
- Dazio da 3 euro: perché l’Unione europea è intervenuta sui mini-pacchi
- Come funziona il dazio da 3 euro sui pacchi extra-UE
- Temu -50%? Cosa dicono davvero i primi dati
- Il dato più interessante: volumi in calo, carrello medio più alto
- Perché Shein sembra resistere meglio di Temu e AliExpress
- Dal 1° ottobre in Italia è previsto anche il contributo da 2 euro
- Cosa possono fare adesso Temu, Shein e AliExpress
- Cosa cambia per un piccolo negozio: un vantaggio possibile, non una vittoria automatica
- Il vero cambiamento potrebbe essere nelle abitudini di acquisto
- Domande frequenti sul dazio da 3 euro e i pacchi extra-UE
Dazio da 3 euro: perché l’Unione europea è intervenuta sui mini-pacchi
Per capire il nuovo scenario basta guardare quanto era cresciuto il fenomeno. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 sono entrati nell’Unione europea quasi 5,9 miliardi di articoli di basso valore acquistati online e spediti direttamente ai consumatori. Il 93% in volume proveniva dalla Cina. Inoltre, il valore medio di questi prodotti era inferiore a 9 euro.
Numeri di questo tipo hanno reso sempre meno sostenibile la vecchia esenzione dai dazi per le spedizioni fino a 150 euro. L’UE ha quindi eliminato quella franchigia e introdotto una misura transitoria. Dovrebbe restare fino al 1° luglio 2028, quando è previsto il passaggio al nuovo sistema doganale europeo.
Twilia aveva già seguito il tema prima dell’entrata in vigore delle nuove regole, spiegando cosa prevedeva la Legge di Bilancio 2026 per i pacchi extra-UE. Oggi il punto interessante non è più soltanto cosa sarebbe dovuto cambiare, ma cosa sta accadendo dopo l’avvio del nuovo dazio europeo.

Come funziona il dazio da 3 euro sui pacchi extra-UE
La formula “3 euro a pacco” è comoda, ma non è precisa. Il dazio viene applicato alle diverse categorie di prodotti individuate dalle rispettive sottovoci tariffarie presenti nella spedizione. Quindi un pacco con più articoli appartenenti alla stessa categoria non genera necessariamente 3 euro per ogni singolo pezzo. Al contrario, se contiene prodotti classificati in tre categorie tariffarie diverse, il dazio può arrivare a 9 euro.
Il Consiglio dell’Unione europea spiega il meccanismo del nuovo dazio. La misura si applica dal 1° luglio 2026 alle vendite a distanza di beni importati da fuori UE in spedizioni di valore fino a 150 euro, fatte salve alcune specifiche eccezioni previste per merci che beneficiano di regimi tariffari preferenziali. È distinta dall’IVA. Soprattutto, è diversa dal contributo italiano da 2 euro di cui parleremo più avanti.
Temu -50%? Cosa dicono davvero i primi dati
Il numero che ha fatto più rumore arriva da Joko. La piattaforma francese analizza transazioni bancarie di circa 1,5 milioni di consumatori. Confrontando giugno e luglio 2026, Joko ha rilevato una forte riduzione dei volumi di vendita nel proprio campione. Il confronto copre il mese precedente e quello successivo all’entrata in vigore del dazio.
Variazione dei volumi rilevati
- ✓ Temu: circa -50%
- ✓ AliExpress: circa -37%
- ✓ Shein: circa -15%
- ✓ DHgate: circa -43%
Cosa non significa
- ✓ Non è il fatturato europeo delle piattaforme.
- ✓ Non è un dato globale.
- ✓ Non misura da solo l’effetto del dazio.
- ✓ Riguarda un panel di consumatori francesi.
Quindi scrivere che “Temu ha perso metà delle vendite in Europa” sarebbe sbagliato. Il dato corretto è molto più circoscritto: nel panel francese analizzato da Joko, i volumi rilevati su Temu sono diminuiti del 50% tra giugno e luglio 2026.
La coincidenza temporale con il nuovo dazio è evidente e rende plausibile un effetto della misura. Tuttavia, un solo mese non permette di isolare perfettamente tutte le cause. Stagionalità, promozioni, prezzi e logistica possono incidere. Anche il comportamento dei consumatori conta. Per questo i numeri vanno trattati come un primo segnale. Non sono ancora una sentenza definitiva sul futuro delle piattaforme.

Il dato più interessante: volumi in calo, carrello medio più alto
Il dato che racconta meglio il possibile cambiamento delle abitudini è un altro. Nello stesso confronto, Joko rileva un aumento del carrello medio di circa il 30% su Temu e del 27% su AliExpress. In altre parole, i volumi rilevati diminuiscono, mentre il valore medio per ordine aumenta.
Il comportamento è comprensibile. Se vuoi acquistare un oggetto da 2 o 3 euro e il nuovo dazio viene riflesso nel prezzo o nei costi della vendita, la convenienza del singolo micro-acquisto può ridursi. A quel punto puoi rinunciare, cercare lo stesso prodotto in Europa oppure aggiungere altri articoli per rendere l’ordine complessivamente più sensato.
Questo non significa che ogni consumatore vedrà materialmente una voce “+3 euro” nel carrello. Il dazio è normalmente dovuto dal dichiarante della merce, per esempio il venditore, l’importatore o il relativo rappresentante, e solo in casi residuali direttamente dal consumatore. Il costo può quindi essere incorporato nel prezzo o nella spedizione oppure essere assorbito, in tutto o in parte, dall’operatore. Inoltre, se la merce è già stata importata e si trova in un magazzino europeo, l’ordine al consumatore segue un percorso diverso rispetto a una spedizione diretta da un Paese extra-UE.

Perché Shein sembra resistere meglio di Temu e AliExpress
Nel campione Joko, Shein registra un calo molto più contenuto: circa -15%. Tra le possibili spiegazioni indicate da Joko c’è la maggiore presenza logistica di Shein in Europa. A dicembre 2025 l’azienda ha aperto un grande hub a Wrocław, in Polonia. La struttura è destinata a essere il centro principale delle operazioni logistiche europee di Shein.
Questo non permette di dire che Shein abbia “aggirato” il dazio. Significa però che una maggiore presenza logistica all’interno dell’UE può ridurre il numero di ordini ai consumatori spediti direttamente da Paesi extra-UE e, quindi, l’esposizione al dazio forfettario su quelle singole spedizioni. È una differenza importante. Mostra come le grandi piattaforme possano adattare il proprio modello anziché limitarsi a subire la nuova regola.
Dal 1° ottobre in Italia è previsto anche il contributo da 2 euro
Qui bisogna distinguere bene le due misure. Il dazio europeo da 3 euro è già operativo dal 1° luglio. Il contributo italiano da 2 euro, invece, è un prelievo nazionale diverso. È previsto per ogni spedizione proveniente da Paesi extra-UE con valore dichiarato non superiore a 150 euro.
Dopo diversi rinvii, il testo coordinato del decreto-legge n. 107/2026 ha spostato l’applicazione al 1° ottobre 2026. La Gazzetta Ufficiale conferma il differimento al 1° ottobre 2026. Salvo ulteriori modifiche prima di quella data, quindi, le due misure potranno convivere.
Non significa però che qualsiasi prodotto da pochi euro costerà automaticamente 5 euro in più. Il contributo italiano è per spedizione. Il dazio UE, invece, dipende dalle categorie tariffarie presenti. Inoltre, il modo in cui il costo arriva al consumatore dipende da come marketplace e venditori gestiscono prezzi, spedizione e importazione.
Per chi vuole ricostruire l’origine della misura nazionale, avevamo già spiegato come nasce il contributo italiano da 2 euro sui pacchi e quali effetti erano stati ipotizzati prima della sua applicazione.
Cosa possono fare adesso Temu, Shein e AliExpress
Pensare che il nuovo sistema segni automaticamente la fine del modello low cost sarebbe prematuro. Le piattaforme hanno diverse possibilità. Possono aumentare la presenza di magazzini europei, aggregare meglio gli ordini e modificare i prezzi. Possono anche spingere acquisti di importo maggiore o affidarsi di più a venditori che hanno già merce nell’Unione.
Inoltre, per marketplace che lavorano su enormi volumi, anche piccoli cambiamenti nella logistica possono modificare rapidamente la convenienza finale. È quindi probabile che il mercato continui ad assestarsi nei prossimi mesi. Per chi vende online, questo è anche un promemoria. Il canale di vendita conta. Tuttavia, contano altrettanto logistica, margini e controllo del rapporto con il cliente. Ne abbiamo parlato anche confrontando vendita diretta e marketplace.

Cosa cambia per un piccolo negozio: un vantaggio possibile, non una vittoria automatica
Immaginiamo un piccolo negozio di accessori per smartphone. Fino a ieri un cliente poteva confrontare un cavo da 8 euro disponibile subito in negozio con un prodotto apparentemente simile a 2 o 3 euro ordinato direttamente dall’Asia. Se sul secondo acquisto iniziano a pesare costi doganali fissi, la distanza di prezzo può ridursi. A quel punto la consegna immediata, l’assistenza e la possibilità di sostituire il prodotto diventano più rilevanti.
Ma sarebbe un errore aspettarsi che basti un dazio a riportare automaticamente i clienti nei negozi. Temu, Shein e AliExpress possono cambiare prezzi e logistica. Inoltre, il consumatore continuerà a confrontare assortimento, comodità e costo finale. Il negoziante che vende lo stesso oggetto senza offrire alcun vantaggio aggiuntivo non diventa improvvisamente competitivo solo perché cambia la dogana.
Approfondisci: avevamo già analizzato perché la tassa sui pacchi potrebbe aiutare alcuni negozi fisici senza rappresentare una soluzione magica. I primi dati rendono oggi quella domanda ancora più concreta.
Il vero cambiamento potrebbe essere nelle abitudini di acquisto
A pochi mesi dall’entrata in vigore è troppo presto per dire che il modello Temu, Shein o AliExpress sia entrato in crisi strutturale. I primi dati francesi mostrano però una reazione forte. Riguarda proprio il segmento su cui interviene la nuova misura: prodotti di basso valore spediti direttamente nell’UE.
Se questa tendenza verrà confermata nei prossimi mesi, la conseguenza più interessante potrebbe non essere la scomparsa delle piattaforme cinesi, ma la trasformazione del modo in cui compriamo da loro: volumi più bassi, carrelli medi di valore più alto e una possibile crescita della quota di merce gestita attraverso strutture europee.
Per consumatori e piccoli commercianti è questo il dato da osservare. Il dazio da 3 euro non cancella il commercio low cost, ma rende meno scontato che spedire dall’altra parte del mondo un singolo prodotto da pochi euro resti sempre la scelta più conveniente.
Indice dell’articolo
- Dazio da 3 euro: perché l’Unione europea è intervenuta sui mini-pacchi
- Come funziona il dazio da 3 euro sui pacchi extra-UE
- Temu -50%? Cosa dicono davvero i primi dati
- Il dato più interessante: volumi in calo, carrello medio più alto
- Perché Shein sembra resistere meglio di Temu e AliExpress
- Dal 1° ottobre in Italia è previsto anche il contributo da 2 euro
- Cosa possono fare adesso Temu, Shein e AliExpress
- Cosa cambia per un piccolo negozio: un vantaggio possibile, non una vittoria automatica
- Il vero cambiamento potrebbe essere nelle abitudini di acquisto
- Domande frequenti sul dazio da 3 euro e i pacchi extra-UE
Domande frequenti sul dazio da 3 euro e i pacchi extra-UE
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