Negli ultimi giorni si parla molto della cosiddetta tassa da 2 euro sui pacchi: un contributo che, secondo quanto riportato da diverse testate, sarebbe stato inserito tra le modifiche della Manovra 2026 e riguarderebbe le cosiddette “micro-spedizioni” (pacchi con valore dichiarato fino a 150 euro). L’idea nasce nel contesto dei controlli doganali e del boom degli acquisti online, soprattutto a basso valore.

In questo articolo restiamo sul piano più pratico e neutro possibile: senza entrare in valutazioni politiche, ci concentriamo su cosa potrebbe cambiare per chi compra e per chi vende online. Vediamo cosa prevede l’ipotesi, quali scenari si aprono per consumatori e imprese (negozi, e-commerce grandi e piccoli, marketplace e anche filiere come il dropshipping) e quali adattamenti pratici potrebbero diventare utili se la misura entrasse davvero in vigore dal 2026.

Aggiornamento: con l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026, la misura è diventata ufficiale.
Abbiamo analizzato il testo normativo per capire cosa prevede davvero la legge sulla tassa sui pacchi extra-UE e cosa cambia concretamente rispetto alle prime ipotesi.

👉 Leggi l’approfondimento basato sulla norma ufficiale

Indice dell’articolo

Che cos’è la “tassa da 2 euro sui pacchi” citata nella Manovra 2026

Secondo quanto riportato da più fonti giornalistiche, nella discussione sulla Legge di Bilancio 2026 è comparsa l’ipotesi di un contributo fisso di 2 euro per alcune spedizioni di piccolo valore (le cosiddette micro-spedizioni). In molte ricostruzioni, il riferimento è ai pacchi con valore dichiarato fino a 150 euro e al tema dei controlli e degli adempimenti doganali. Ad esempio, Sky TG24 riporta che l’intenzione sarebbe legata al potenziamento dei controlli, citando anche dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy. Fonte: Sky TG24

Altre testate sottolineano che la formulazione e il perimetro preciso potrebbero cambiare durante l’iter parlamentare. Il punto importante, quindi, è questo: si tratta di una misura in discussione, che può essere modificata, riformulata o anche ridimensionata prima dell’approvazione finale.

Inoltre, alcune ricostruzioni evidenziano una questione tecnica: se il contributo colpisse solo i pacchi in arrivo da Paesi extra-UE, potrebbe essere interpretato come un “dazio” (tema regolato a livello europeo). Per questo motivo, alcune fonti riportano l’ipotesi che la misura possa essere estesa in modo più ampio per evitare contestazioni. Fonte: Corriere.it

In questo contesto, la tassa sui pacchi da 2 euro viene presentata come uno strumento collegato alla gestione delle micro-spedizioni.

Schema visivo della tassa da 2 euro sui pacchi e delle micro-spedizioni

Perché proprio la soglia dei 150 euro?

La soglia dei 150 euro non compare per caso. Da tempo, infatti, a livello europeo esiste una soglia legata agli acquisti online di basso valore. E proprio nel 2025 l’Unione Europea ha comunicato un accordo politico per rimuovere la soglia di esenzione dai dazi sotto i 150 euro a partire dal 2026, trasformando la gestione doganale dell’e-commerce. Fonte: Commissione europea (Taxation and Customs Union)

In parallelo, il Consiglio dell’Unione Europea ha pubblicato una nota in cui si parla esplicitamente di azioni per affrontare l’afflusso di piccoli pacchi e dell’abolizione della regola che permetteva, sotto certe condizioni, l’ingresso senza dazi per beni sotto 150 euro. Fonte: Consilium (Consiglio UE)

Detto in modo semplice: il 150 euro è un numero “caldo” anche in Europa. Quindi, se in Italia si discute una misura collegata alle micro-spedizioni, è normale che il dibattito si agganci a questo contesto più ampio.

Tassa da 2 euro sui pacchi: chi la pagherebbe e in quali casi

Quando si parla di “tassa sui pacchi”, la prima domanda è sempre: chi la paga? Il punto è che, nella pratica, tra chi spedisce e chi compra esistono diversi passaggi (corriere, logistica, marketplace, e-commerce, fornitore). Quindi il costo può essere:

  • ✓ addebitato direttamente al cliente in checkout;
  • ✓ assorbito dal venditore (riducendo il margine);
  • ✓ “spalmato” in altro modo (es. prezzo prodotto +0,50 e spedizione +1,50);
  • ✓ gestito dal marketplace con variazioni di commissioni o tariffe.

In altre parole, anche se la norma individuasse un soggetto “formale” (per esempio l’operatore postale o il vettore), l’effetto economico può ricadere su consumatori e imprese, in misura diversa a seconda del modello.

Per questo, invece di fermarci alla domanda “chi paga”, è utile ragionare su quali modelli sono più esposti. E qui arrivano i casi concreti.

Dashboard ordini e-commerce con costi di spedizione evidenziati in un riepilogo ordine

Scenario 1: consumatori e acquisti online di piccolo valore

Per chi compra online, il primo impatto della tassa da 2 euro sui pacchi è semplice da immaginare: un costo fisso di 2 euro per pacco pesa di più sugli ordini piccoli.
Di conseguenza:

  • ✓ su un acquisto da 10–15 euro, 2 euro sono una percentuale alta;
  • ✓ su un acquisto da 120 euro, l’impatto è molto più “digeribile”;
  • ✓ chi fa tanti ordini separati potrebbe iniziare a “raggruppare”.

Inoltre, potremmo vedere un effetto psicologico: molte persone accettano facilmente 4,99 euro di spedizione, però faticano di più a capire un “contributo” aggiuntivo che appare come una voce separata. Tuttavia, dipenderà molto da come verrà applicato e comunicato.

Per capire quanto è già alto l’interesse verso e-commerce e numeri del settore, puoi anche recuperare questo approfondimento: Il sorpasso dell’eCommerce: i numeri che ogni negoziante dovrebbe conoscere. È utile perché aiuta a leggere il contesto: più cresce l’online, più crescono anche controlli e regole.

Scenario 2: negozi “su strada” che acquistano da fornitori

Qui spesso c’è un equivoco: “Questa tassa riguarda solo chi vende online”. In realtà, se un negozio fisico acquista merce tramite spedizioni frequenti, potrebbe essere coinvolto in modo indiretto o diretto, a seconda di come verrà definito il perimetro.

Facciamo due esempi semplici, perché rendono subito l’idea:

Ordini “grossi” e meno frequenti

  • Riassortimento una volta a settimana
  • Valore spedizione alto (es. 400–800 euro)
  • Meno pacchi, meno movimenti

In questo caso, anche se la misura toccasse le micro-spedizioni, l’impatto sarebbe spesso limitato perché il negozio lavora già “per lotti”.

Micro-ordini frequenti

  • Riassortimenti continui (anche giornalieri)
  • Valore basso (es. 30–80 euro)
  • Tanti pacchi separati

Qui, invece, un costo fisso per pacco pesa di più. Di conseguenza, il negozio potrebbe dover cambiare abitudini: ordinare meno spesso, raggruppare, o alzare la scorta minima. Pensa a un’attività che lavora con scorte minime e riordini frequenti, spesso per prodotti specifici richiesti dal cliente. In questi casi, un costo fisso per pacco incide di più rispetto a ordini già raggruppati.

Questa dinamica è interessante perché mostra un punto: non esiste solo “online vs offline”. Spesso esiste anche “logistica efficiente vs logistica frammentata”.

Scenario 3: piccoli e-commerce italiani (con margini sottili)

Per i piccoli e-commerce, il nodo principale è quasi sempre lo stesso: margini e spedizioni. Quando vendi prodotti da 15 a 40 euro, spesso il margine reale (dopo costi, resi, packaging, commissioni) non è altissimo. Quindi, un costo fisso extra può “mangiare” una parte importante del guadagno.

Inoltre, molti piccoli e-commerce competono su tre leve:

  • ✓ prezzo;
  • ✓ spedizione (gratis o quasi);
  • ✓ rapidità di consegna.

Se una “tassa 2 euro pacchi” finisse per aumentare i costi medi di spedizione, l’e-commerce piccolo potrebbe reagire in modo pragmatico: alzare soglie per la spedizione gratuita, fare bundle, oppure rivedere listini e promozioni.

A proposito di canali: se stai valutando se vendere dal tuo sito o appoggiarti a piattaforme esterne, qui trovi una guida utile per inquadrare pro e contro: Vendere online: meglio da soli o sui marketplace?

Tip pratico: se vendi online e vuoi rendere la logistica più sostenibile nel tempo, ti può aiutare questa guida pratica: Gestire il magazzino e le spedizioni nel commercio online. Anche piccole ottimizzazioni (packaging, soglie, lotti) possono ridurre la “sensibilità” ai costi fissi.

Scenario 4: grandi e-commerce e operatori strutturati

I grandi e-commerce hanno, di solito, due vantaggi:

  • ✓ volumi elevati (quindi contratti migliori con i corrieri);
  • ✓ processi logistici più efficienti (quindi costi medi più bassi).

Di conseguenza, un costo aggiuntivo “per pacco” potrebbe essere gestito più facilmente: in parte assorbito, in parte trasferito, oppure compensato con ottimizzazioni interne. Tuttavia, anche qui non è “gratis”: se l’azienda gestisce milioni di pacchi, anche 2 euro a pacco (o un contributo equivalente) diventano una cifra importante. Per questo motivo, alcuni attori potrebbero cambiare strategia (ad esempio raggruppare spedizioni o incentivare il ritiro in punti di consegna).

Esempio: realtà molto strutturate (come Amazon o grandi marketplace internazionali) possono assorbire o redistribuire meglio un costo fisso grazie ai volumi. Al contrario, piattaforme molto orientate al low-cost e a ordini piccoli e frequenti (tipicamente fast fashion o marketplace “budget”) potrebbero risentire di più della componente fissa per singolo pacco, se applicata.

Sul piano informativo, alcune ricostruzioni internazionali collegano le misure nazionali al tema europeo di controllo dei piccoli pacchi e al forte aumento di spedizioni a basso valore. Fonte: Reuters

Scenario 5: marketplace “low budget” e second-hand (Vinted e simili)

Qui l’impatto potenziale può essere più delicato, per un motivo semplice: molte vendite second-hand hanno valori bassi, per esempio 8–20 euro. In quel caso, un costo fisso di 2 euro (se applicato in modo generalizzato) potrebbe:

  • ✓ ridurre la convenienza per chi compra;
  • ✓ ridurre il guadagno per chi vende;
  • ✓ spingere i marketplace ad adattare commissioni e tariffe.

In pratica, più è piccolo lo scontrino, più pesa il costo fisso. Quindi, il rischio è che alcuni oggetti “di basso valore” diventino meno interessanti da spedire, mentre restino convenienti le transazioni sopra una certa soglia.

Questo non significa che il second-hand “finisce”. Significa, più realisticamente, che potrebbe cambiare la soglia minima per cui conviene vendere/spedire.

Schema visivo del dropshipping con fornitore che spedisce direttamente al cliente

Scenario 6: dropshipping e filiere “spedizione diretta” (il modello più esposto)

Nel dropshipping classico succede questo:

  • ✓ il cliente ordina su un sito;
  • ✓ il venditore non ha magazzino;
  • ✓ il fornitore spedisce direttamente al cliente (spesso extra-UE);
  • ✓ ogni ordine = un pacco separato.

Di conseguenza, se la misura colpisce le micro-spedizioni (soprattutto extra-UE), il dropshipping è tra i modelli più “sensibili”, perché lavora con:

  • ✓ molti ordini di valore medio-basso;
  • ✓ margini spesso non enormi;
  • ✓ spedizioni frammentate.

Inoltre, il tema non riguarda solo l’Italia. A livello UE si ragiona da tempo su come gestire l’enorme volume di pacchi di basso valore e su come rendere i controlli più sostenibili. Fonte: Consiglio UE

Che cosa potrebbe cambiare nei prezzi: esempi pratici (senza allarmismi)

Quando entra un costo fisso, il mercato di solito reagisce con tre mosse. Non è “bene” o “male”: è il modo in cui le imprese cercano equilibrio.

Aumento della soglia di spedizione gratuita

  • Prima: gratis sopra 39 €
  • Dopo: gratis sopra 49 €

Così, chi compra è incentivato a mettere un prodotto in più nel carrello. In cambio, l’azienda “recupera” parte del costo fisso.

Ritocchi di prezzo piccoli e diffusi

  • +0,30 € su alcuni prodotti
  • +0,70 € su altri

In questo modo l’aumento non “spaventa” in checkout e il costo viene distribuito su più vendite.

Bundle e kit

  • Pacchetto da 2–3 prodotti
  • Prezzo medio più alto

Quando il valore medio dell’ordine cresce, il costo fisso “pesa meno”. Quindi i kit diventano più interessanti.

Effetto collaterale possibile

  • Meno ordini impulsivi
  • Più ordini “ragionati”

Se comprare “una sola cosa” diventa meno conveniente, alcune persone aspettano e uniscono più acquisti. È una reazione comune quando ci sono costi fissi.

Per chi sta iniziando, può essere utile ripartire dalle basi dell’e-commerce (prima di inseguire soluzioni complesse). Ecco una mini-guida utile per ripartire dalle basi: Mini-guida all’eCommerce – Episodio 1: da dove iniziare.

Possibili contromisure e adattamenti: cosa può fare un negoziante o un piccolo e-commerce

Se la misura entrasse in vigore, la domanda più utile non è “posso evitarla?”, ma: posso ridurre l’impatto? Nella maggior parte dei casi, le “scappatoie” non esistono (o non sono sostenibili). Però esistono adattamenti intelligenti.

Accorpare spedizioni e aumentare il valore medio dell’ordine

È la contromisura più semplice: se hai tanti ordini piccoli, prova a spostare il comportamento verso ordini medi. Per esempio, con bundle, sconti su “2 pezzi”, oppure una soglia di spedizione gratuita più ragionata.

Spingere su ritiro in negozio o punti di consegna (quando possibile)

Non vale per tutti, però in alcuni casi il ritiro in negozio o in un punto partner riduce complessità e costi logistici. Inoltre, può aumentare la probabilità di un acquisto aggiuntivo quando il cliente passa a ritirare.

Rivedere il catalogo: meno “oggettini”, più valore

Se vendi prodotti da 8–12 euro con margini piccoli, un costo fisso “per pacco” incide di più. Quindi, può avere senso dare più spazio a prodotti con margine migliore o a set già pronti.

Ottimizzare packaging e processi

Sembra banale, ma spesso non lo è: un processo più ordinato (tempi, etichette, preparazione pacchi) riduce errori e resi. E quando riduci resi ed errori, riduci costi reali. Questo approfondimento aiuta a inquadrare bene il tema: Gestire il magazzino e le spedizioni nel commercio online.

Persona che prepara un pacco per ridurre l’impatto della tassa da 2 euro sui pacchi

Come leggere questa novità in modo “freddo”: tra Italia e UE

Per mantenere un tono neutro, è utile distinguere due piani:

  • Piano nazionale (Italia): una misura discussa nella Manovra 2026, con dettagli che possono cambiare.
  • Piano europeo (UE): un percorso già annunciato per cambiare le regole sui pacchi di basso valore e rimuovere la soglia dei 150 euro per i dazi dal 2026.

Sul piano UE, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione sul tema della rimozione della soglia di esenzione dai dazi. Fonte: Commissione europea

Sul piano italiano, alcune testate spiegano che il contributo sarebbe collegato alle spese amministrative per gli adempimenti doganali e alla necessità di controlli su un volume crescente di micro-spedizioni. Fonte: Il Post

Quindi, anche se i dettagli cambieranno, il trend generale è comprensibile: più pacchi piccoli circolano, più aumenta la pressione sui sistemi di controllo. E, di conseguenza, i governi cercano coperture economiche e strumenti di gestione.

Cosa monitorare nelle prossime settimane

Se vendi online o compri spesso online, non serve andare in ansia rispetto alla possibile introduzione della tassa da 2 euro sui pacchi. Però è utile sapere cosa monitorare, perché è lì che si capisce come (e se) cambierà davvero qualcosa.

  • Ambito di applicazione: solo extra-UE o più ampio?
  • Decorrenza reale: da gennaio 2026 o con tempi diversi?
  • Soglie e definizioni: cosa significa “valore dichiarato” e come viene determinato?
  • Modalità di riscossione: corrieri, marketplace, venditori, oppure in dogana?

Inoltre, vale la pena tenere d’occhio anche l’evoluzione UE, perché le scelte europee sui dazi e sulle micro-spedizioni possono incidere sul quadro complessivo. Fonte: Consiglio UE

Conclusione: cosa ci portiamo a casa (oggi)

Riassumendo in modo neutro e pratico: la tassa da 2 euro sui pacchi è una misura di cui si discute nell’ambito della Manovra 2026 e che, secondo le ricostruzioni disponibili, sarebbe collegata al tema delle micro-spedizioni e dei controlli (con particolare attenzione ai pacchi di basso valore e al perimetro extra-UE). Tuttavia, finché l’iter non è concluso, forma e applicazione possono cambiare.

Sul piano degli effetti, è realistico aspettarsi che il costo fisso pesi soprattutto su ordini piccoli e modelli con spedizioni frammentate (second-hand e dropshipping in primis), mentre i player più strutturati potrebbero gestirlo con più facilità. In ogni caso, chi vende online può già ragionare su adattamenti “di buon senso”: aumentare il valore medio dell’ordine, accorpare spedizioni e ottimizzare logistica e catalogo.

Per inquadrare meglio le diverse opzioni di vendita online, può essere utile anche questo approfondimento: Parte 4 – Vendere online: eCommerce, Amazon, e altri canali, che aiuta a valutare i modelli più adatti quando il contesto normativo è in evoluzione.

Come spesso accade con le novità fiscali e normative, il quadro definitivo emergerà solo con il testo finale della Manovra. Nel frattempo, capire i possibili effetti aiuta a leggere i cambiamenti con maggiore consapevolezza.

Domande frequenti su tassa da 2 euro sui pacchi e Manovra 2026

No. Da quanto riportato dalle fonti, è una misura discussa nella Manovra 2026 e può essere modificata prima dell’approvazione finale.

Le ricostruzioni parlano di “micro-spedizioni” con valore dichiarato fino a 150 euro, con particolare attenzione ai pacchi extra-UE. Tuttavia, il perimetro può cambiare durante l’iter.

Dipende da come verrebbe applicata e da come reagirebbe il mercato. Il costo può essere addebitato al cliente, assorbito dal venditore o ripartito tra prezzo e spedizione.

In molti casi sì, perché nel dropshipping ogni ordine genera spesso un pacco separato e i margini possono essere più sensibili ai costi fissi.

Sì, soprattutto se acquista da fornitori con micro-spedizioni frequenti e di basso valore. In quel caso, un costo fisso per pacco può incidere sui costi di riassortimento.

Accorpare spedizioni, aumentare il valore medio del carrello (bundle/kit), rivedere soglie di spedizione gratuita e ottimizzare logistica e catalogo.

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